La terza serata cambia ritmo
Finalmente la terza serata porta una ventata di energia sul palco del Festival. Dopo i due appuntamenti precedenti caratterizzati da eleganza contenuta e scelte audaci ma prudenti, qui le aspettative si alzano. I look diventano più coraggiosi, più teatrali e decisamente più sicuri. Alcuni artisti osano finalmente, e quando si gioca con il rischio, il risultato può essere straordinario… o fallimentare.
Laura Pausini: diva mode ON (ma con qualche inciampo)
La co-conduttrice Laura Pausini inaugura la serata con un abito scenico firmato Alberta Ferretti. Il corpetto in velluto nero definisce la silhouette, mentre la gonna esplosiva in piume bianche e organza ha un taglio corto davanti e lungo dietro. La scollatura a barca in stile anni ’50 richiama l’era di Hollywood. È un mix tra cigno nero e principessa moderna. Ma il vero colpo di genio? I capelli raccolti con un semplice nastro nero, un tocco minimal che fa la differenza. Il primo cambio è un total white, ancora di Alberta Ferretti (by Lorenzo Serafini): un cady di seta scultoreo, chiffon leggero, piume decorative e linee ispirate alle statue greche. A questo punto, siamo nel territorio delle standing ovation. Assolutamente magnetica. Arriva poi il terzo look: un abito giallo vivace, etereo, che cattura e riflette la luce in modo straordinario. Qui si raggiunge il momento clou della serata. Voto finale? 8 e mezzo. Ma – ecco il ma – quattro cambi sono forse troppi. L’ultimo, un abito sirena rosso di paillettes con mantella in voile e collana oversize, rischia di scivolare verso il “too much”. Bocciato l’extra.
Irina Shayk: dark goddess escalation
Irina Shayk scende la scalinata e il pubblico trattiene il fiato. Per la sua prima apparizione, indossa una tuta in pizzo nero, aderente come una seconda pelle, completa di guanti. Energia da femme fatale alle stelle. Tuttavia, il body con gonna pareo sembra più adatto a un’atmosfera casual, quasi sottotono per il prestigioso palco italiano. Ma lei riesce a portarlo con una sicurezza disarmante. Voto: 6 e mezzo. Il secondo outfit è una salopette nera con berretto a visiera. Interessante, urban, ma con vibes che richiamano “Super Mario dark edition”. Voto invariato. Il terzo cambio presenta frange double face, nere da un lato e colorate dall’altro, per un effetto ipnotico garantito. Due fasce di paillettes coprono il seno: audace, alla moda, potente. Qui si sale a 7 e mezzo. Poi arriva il colpo finale: un abito nero a maniche lunghe con catenelle dorate in vita e ai polsi, che esprime una sensualità controllata e incisiva. Il riferimento all’iconico abito di Mireille Darc in Le Grand Blond avec une chaussure noire è chiaro. Quando confessa di soffrire anche lei sui tacchi, la sua umanità conquista il pubblico. Voto: 10. Una vera regina dark odalisca.
Minimal, Sixties e caos glitterato
Angelica Bove, vincitrice del premio della critica e della sala stampa, opta per un completo total black di Emporio Armani: camicia corta che mette in mostra l’ombelico e pantaloni neri. Pulita, coerente e senza fronzoli. Voto: 7.
Maria Antonietta e Colombre abbracciano pienamente lo stile Sixties. Lei indossa un abito ricoperto di macro paillettes nere con scollatura a goccia e stivali cuissardes verdi: insolita ma riuscita. Lui in verde petrolio con camicia a fantasia, purtroppo privo di originalità. Voto di coppia: 6-.
Leo Gassmann punta su Louis Gabriel Nouchi, sfoggiando un maxi scollo a V e pantaloni scuri. Minimal ma centrato. Voto: 7.
E poi arriva il caos. Malika Ayane è avvolta da pois, macro paillettes e sfere non identificate, generando un sovraccarico visivo che opprime il suo lungo abito nero. Voto: 4.
Sal Da Vinci? Si presenta in un completo nero anonimo, privo di qualsiasi dichiarazione stilistica. Voto: 4.
Glow up e cadute di stile
Tredici Pietro riesce finalmente a esprimere la sua personalità con una camicia sabbia oversize e pantaloni ampi. Silhouette rilassata e attitudine coerente. Voto: 8 pienissimo.
Raf, in una tonalità carta da zucchero, risulta elegante e morbido, peccato per un bottone slacciato che rompe l’armonia. Voto: 6-.
I super ospiti Alicia Keys e Eros Ramazzotti scelgono il classico nero. Lei in jumpsuit di pelle (by Ferrari), completa di guanti, lui impeccabile in Giorgio Armani. Eleganti, ma privi di rischio. Voto: 6.
Francesco Renga brilla con micro cristalli sulla giacca doppiopetto blu scuro. Classy con un twist. Voto: 7.
Infine, la trasformazione della serata: Serena Brancale. In un abito beige aderente con mezze maniche, arricciature delicate e uno spacco frontale audace ma misurato. Senza accessori superflui. Lo indossa con padronanza. Voto: 8 e mezzo.
I bocciati (senza pietà, come cantava la Oxa)
Eddie Brock presenta il solito completo scuro. In un periodo post Mahmood e Achille Lauro, dove ogni performance conta, l’anonimato non è accettabile. Bocciato.
Samurai Jay fa la sua entrata in total white, cappotto smoking e camicia con fiocco. Troppo simile e derivativo. L’ispirazione è valida, ma la copia no. Non classificato.
Luchè indossa un giubbotto di jeans effetto peluche e pantaloni tecnici: una proposta da trapper “de noantri”. Confuso, sbilanciato e privo di gusto. Voto: 3.
E Sayf? Camicia argentata tempestata di microcristalli, pantaloni grigi e cravatta abbinata che svanisce nel bagliore. Un effetto discoball incontrollato. Non classificato.
Le vere fashion win
Arisa trionfa con un armor gown di catene d’argento e cristalli su organza firmato Des Phemmes. Spalline sottili, costruzione potente e capelli raccolti in una coda alta. Spettacolare ma sofisticata. Voto: 9.
Michele Bravi rimane fedele al suo stile bohémien: doppiopetto marrone, allure rilassata e classe naturale. Voto: 8.
Mara Sattei opta ancora per Vivienne Westwood: lungo abito rosso scuro, laccetti sulla schiena, con una sensualità suggerita e controllata. Super cool, senza strafare. Voto: 7.
